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Tunic: la recensione

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Tunic

TUNIC connette l’universo dei Souls con il mondo fatato di Zelda.

Un connubio tra action e rpg.

La prima demo risale al 2016 e poi la presentazione nel 2018.
Ora è arrivato e prepariamo a questa nuova avventura.

BACIATI DAL SOLE
Ci svegliamo su una spiaggia silenziosa, svegliati dal rumore delle onde e dai raggi del sole appena sorto.
Questo è come comincia questa favola visiva chiamata Tunic.
Un gioco dallo sviluppo lunghissimo e che per qualche tempo sembrava essere sparito dei titoli annunciati e mai usciti. Ma ora, eccolo qui con il suo straniante modo di essere giocato.

E’ un gioco che comunica attraverso le sensazioni e che non ha una vera e propria guida narrativa. Ci si perde in Tunic.. ci si perde esplorando questo mondo isometrico fatto a mattoncini.
Esplorandolo dall’altro con l’ausilio del pad.

Non ci viene narrato molto, ma è chiaro. Noi siamo quelli che metteranno a posto le cose, che aggiusteranno il mondo e che riporteranno la luce.
Come farlo? Questo lo scopriremo solo andando avanti nel gioco e scoprendo.
In un modo che ricorda alcuni titoli apparsi per le vecchie console dove non si avevano troppe informazioni ma ci si meravigliava di come si andava avanti.

Ecco, Tunic non ti guida per mano. Ti infila in un mondo quasi incomprensibile (i geroglifici sono assurdi e non ci è dato capire cosa dicono) e ti fa esplorare ogni sua zona attraverso piccoli indizi.
Qualche statua in rovina ci fa capire che in questo mondo non se la stanno passando bene.

Nelle prime fasi di gioco ci si perde tra questi paesaggi lussureggianti, con una luce meravigliosa che illumina ogni posto e una musica dolce che rilassa. Pensate persino i primi nemici, per quanto vogliosi di farci la pelle, hanno un design colorato e pacioccoso come in un cartone animato.

Poi, col tempo ci si addentra nelle viscere del regno e la tranquillità sparisce e terribili segreti verranno svelati ai nostri occhi. Anche la musica cambia e le melodie diventano una nenia cupa. Le luci diventano sempre più scure e il mondo inquietante.
Caratterizzato in modo incredibile. Forse è questo che mi ha incollato al monitor fin dal primo momento. Io volevo sapere di più di questo gioco, volevo scoprire perché tutto questo. Perché sulla spiaggia? Chi è quella regina imprigionata? I nemici chi sono?
Sulle prime si rimane spaesati. Siamo quasi inermi di fronte ai nemici… armati di un bastoncino buffo ritrovato in una catapecchia. Il senso di “nulla” ti fa barcollare e anche l’interfaccia e i menù sono scritti in modo incomprensibile. L’unico modo per fare ordine e ritrovare le pagine del manuale di gioco sparse qua e la nell’avventura. Manuale che ricorda quelli presenti nei giochi di origine giapponese. Semplici ma efficaci.

IL PIACERE DELLA SCOPERTA
Tunic è gratificante. Ogni nuova scoperta è un passo in più e ci fa sentire appagati di quello che stiamo facendo. La mancanza dei suggerimenti può sembrare crudele ed anacronistica, ma fino a qualche anno fa (molti anni fa) erano così i giochi. Si giocava col cuore e l’anima nell’avventura, senza troppi trucchi o senza guide.
L’impostazione isometrica spesso ci farà sbraitare a causa di alcuni punti non chiarissimi da visionare, ma il level design è comunque ottimo.

UNA STRIZZATA D’OCCHIO A DARK SOULS E UN PO’ DI CUORE DI ZELDA
Tunic è un bel connubio di stili. Un action isometrico con tinte gdr e con alcune scelte spietate tipiche dei Souls.
E’ un gioco tosto, semplice e senza troppe macchinazioni per progredire nell’avventura. Il combattimento è minimalista e efficacie dalla buona profondità che permette non solo di colpire, ma di schivare o di sfruttare alcune abilità speciali che diventeranno utilissime con l’avanzare nell’avventura.

Ogni avversario ci attaccherà con il suo stile di combattimento predefinito e con una tempistica differente in base alla razza del mostro.
Un gioco dall’aspetto tenero e colorato, ma non bisogna pensare che sia un titolo per bambini. Il livello di difficoltà è notevole e si alza sempre di più fino alle fasi finali.
Per combattere bisogna pensare, pensare a come rispondere ai colpi avversari, a come muoversi durante gli scontri. Insomma è un gioco che impegna.

CONCLUSIONE
Sembra un capolavoro, ma dal voto finale si direbbe un ottimo titolo ma non eccellente.
Se fosse per il mio cuore avrei messo questo Tunic in cima, ma è un gioco del passato.
Mi spiego meglio. Ricorda i titoli dell’era pre-internet dove bisognava darsi da fare per andare avanti. Nessuna guida, nessuna introduzione al gioco ne tutorial.
Questo farà storcere il naso a tutti i giocatori nati dopo quel periodo. E’ un gioco che richiede impegno.
Come dice un caro amico redattore “Ricorda i giochi di importazione giappo negli anni 90 che arrivavano in redazione. Manuali incomprensibili e si doveva capire qualcosa con molta immaginazione e tanti esperimenti”.
Io l’ho amato per quanto è intenso e tosto.
Voi provatelo.

Pregi
Tecnicamente gradevole e dal level design accattivante. Ottime musiche per ogni ambientazione.
Ogni esplorazione porta soddisfazione al termine e ha una profondità incredibile.
Difetti
Alcune scelte di visualizzazione non ottimali
Non è per tutti coloro che cercano il titolo facile da maneggiare da subito.

EDITORE: FINJII
Piattaforma: Windows, MacOS, Xbox One, Xbox Serie X/S

Sito ufficiale: https://tunicgame.com/

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Nato nel 1977, dal 1981 si diverte a blastare mostri in ogni forma di gioco elettronico. Ha cominciato a scrivere di videogiochi e di gioco in generale ad inizio anni 90 ancora ragazzo. Dopo 40 anni è ancora qui a parlare di giochi e di sistemi di gioco.

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