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Italiano “da manuale”!

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L’italiano nei videogiochi.

Oggi siamo ci siamo abituati, una volta era un lusso. Oggi abbiamo addirittura localizzazioni che arrivano ad un doppiaggio completo: la qualità dell’adattamento è ancora molto altalenante ma la resa in italiano non scende mai sotto il livello di “non particolarmente ispirata” o troppo calcata dall’inglese.

Ad onor del vero, perfino i primi Crash Bandicoot su PlayStation furono interamente tradotti e doppiati (legittimando la pronuncia bAndicOt), ma se andiamo un attimo più indietro, la lingua italiana la troviamo forse solo nel manuale.

In alcuni casi però, nei manuali degli anni 80 e primi 90 alla voce “Italiano” troviamo un idioma che probabilmente viene da una timeline parallela dove Dante l’avevano mandato a zappare, che tanto per imparare tutto basta un motore di ricerca (Google non c’era ancora, ma Virgilio sì).
Alcuni reperti di questa lingua (morta?) sono misteriosamente giunti a noi di Mezze Cartucce e li analizziamo in questo episodio, ecco a voi l’Italiano… “da manuale”!
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Le Mezze Cartucce sono il profumo della confezione di cartone di un gioco appena scartato, acquistato con le paghette messe da parte per mesi. Sono la polvere soffiata dalle cartucce del NES per far ripartire l'ennesima partita a Zelda. Sono il sapore delle sfide a Mario Kart seduti per terra di fronte al tubo catodico della nonna. Sono le urla della mamma che chiama perché è pronta la cena, ma prima bisogna salvare... annotandosi 16 caratteri di password. Le Mezze Cartucce sono le risate di tuo fratello che ti batte allo stesso gioco per la milionesima volta. Sono le 500 lire tenute da parte per farne un'altra, l'ultima, "la bella" a Metal Slug. Sono le dimensioni di quella scatola incartata sotto l'albero di Natale che sembrano combaciare col gioco che avevi chiesto. Sono le sfere dei mouse consumati con i punta e clicca. Le Mezze Cartucce sono quel divano a due posti, rigorosamente usato in quattro, che ha visto amicizie nascere e disfarsi ad ogni minigioco di Mario Party.

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